°_JiMmY-JaZz_ç's profileSPAZIO...ANCHE PIÙ CHE T...PhotosBlogLists Tools Help
Photo 1 of 1

SPAZIO...ANCHE PIÙ CHE TEMPO!..

March, 2007

Finisce un pollo, se ne comincia un'altro

Ebbene si, trasloco in luoghi meno austeri e più coerenti.
Ebbene si, vado via da questo spazio lasciando però la traccia eterna della mia presenza, un'orma di triceratopo galleggiante con ratio e cinio tra l'alluce e il medio.
Ebbene si, attuo trasmigrazioni di pensieri e parole, opere e/o-missioni.
Ebbene si, sono contento di lasciare questo spazio che ce l'aveva, e ce l'ha tuttora, con me e con il mio firefox, facendomi girare sistematicamente le palle ad ogni operazione di personalizzazione blog.
Ebbene si, questo è il mio nuovo blog
Ebbene si.


February, 2007

testo di propaganda

Sono previste piogge al centro e al sud intorno alla coltre sulla vetrina, dei venti maestrali variano variabilità al nord e in serata precipitazioni del finesettimana a dirotto su tutta europa. E osservate il peggioramento al giovedi settentrionale al friuli nuvolo e nubbi centrali al sud. La sera con piogge sulla puglia e basilicata al maestrale di venerdi, senza previsione nuvolosa piovasca, e greve pioggia sul senato e sul molise indugiante al meridione.
Quanta pioggia.
Auguriamo a tutti una serena giornata per domani che sarà uguale a quella prima di ieri e cosi via fino al medioevo. E comunque sia, anche no.
Ho comprato l'album di figurine panini del parlamento. C'ho d'a'l'e'm'a' (e partecipa anche tu al nuovo concorso trova il giusto posto dell'apostrofo) che fa lo scudo, vi ricordate gli scudi dell'album dei calciatori? quelle figurine argentate che erano proposte come figurine speciali inquanto rappresentanti i simboli delle squadre? eh, quelli...c'ho d'alema e prodi. Chi scambia?
February, 2007

Autopsia di un delirio [in memoriam]

E' un gelare tipico del nord, scende dal punto più alto del capo per ricoprire l'intero corpo, sino ai piedi, non da scampo al pensiero e neanche alle sue tendenze masochiste, c'è qualcosa di più crudele che congela il tuo corpo, la tua pressione cala a picco da una rupe disintegrandosi sul pelo del acqua mentre paradossalmente ti sciogli sul pavimento.
Le gambe cedono e la vista si annebbia, un grosso peso sulla schiena e in pancia, un grosso peso sulla schiena e in pancia, vuota. Attratto da altro gelo, cerchi la botola nella mansarda, sollevi la tenda, la apri e respiri un inverno mai nato e ne ascolti il violento ghigno.
Il triplice inganno sorregge le gambe, rinvigorite dalla pesante boccata, ma è semplicemente un sussulto iperventilato: dei coaguli di sangue, una mano di un amico che sorregge un corpo senza anima, turbato da una piaga millenaria.
L'altro ieri ha superato l'oggi. Oggi non so più cosa fare e ieri aspetta con insistenza i miei sbadigli.
I discorsi si sconnettono con estrema facilità e la sensazione di non avere il controllo delle proprie azioni si fa concretezza quando attui la cinica soluzione di sbattere contro il wc la testa. Porcellana. Il bianco si rivolge al rosso-interno dicendo di schizzare al proprio posto, il rosso risponde con un laconico "si", ma non è del tutto sicuro di sgorgare senza lasciare tracce. La porcellana si colora di un rosso tenue, quasi rosa, come la carne del salmone. Il salmone accecato risale la corrente per la vita.
Non vedi assolutamente bene, infatti, ma coli.
Colo in un tetro abisso attraverso i profondi antri della coscienza e rivedo una magra figura, sorridente, con un flauto tra le mani e dei giochi inglesi per bambini, vedo la sua pelle sbiancare e l'assottigliarsi degli occhi, il restringersi delle guance; un' apparenza, è tutto un'apparenza che inganna pergiunta anche dopo aver infilato le dita nel costato. Ciò che rimane è il tuo biancore, e colo.
Oggi si discioglie in me anche quella voglia di essere sano, quella di essere occhialuto dipendente dalla mia sanità, quella di essere sorprendente e occhialuto. Si dissolve tra la porcellana scheggiata e sangue in polvere. Omogenizzati alla frutta e plasma. Quanto ce ne serviva ancora?
Quanto non sono riuscito a dare? quanto adesso piango? quanto non riesco neanche a saperlo?
Ma tu ormai non ce l'hai fatta, non ti bastava del sangue normale, volevi che il progresso fosse avanti di qualche anno, ma forse non è proprio ciò che volevi tu, ma di certo io!
addio.
February, 2007

Di che colore hai i denti?

Si, si, ci sono anche io! e niente...ho prolungato i festeggiamenti del natale ad libitum.
E' che mi piace proprio. Non ci posso fare nulla.
Anche no.
In realtà una mattina intorno ai primi del mese di gennaio, mi sono alzato dal letto e mi sono ritrovato in una foresta di alberi bianchi. Faccio due passi e da dietro un albero bianco spunta un drago bianco che mi dice con parole bianche: "sei stato rapito dagli alieni bianchi, ce l'hai la roba?" io gli rispondo che non avevo idea di chi fosse e non sapevo di cosa stesse parlando, però mi cominciava a stare simpatico.
Poi è passata una navicella bianca con dentro un coniglio bianco e sette nani bianchi con biancaneve bianca che attraverso una luce bianca, da su, mi hanno aspirato nel loro bianco mezzo. Ho mangiato un cono bianco alla panna e mi hanno offerto un the bianco con i biscotti bianchi, per non parlare della carne di pollo. Di punto in bianco ho sentito un suono provenire dal bianco banco e mi sono buttato sul pavimento d'ottone bianco senza manco un lamento. Senza respirare. Un'esplosione bianca all'interno della navicella bianca. Sono scoppiato. Biancaneve è riuscita a teletrasportarsi su plutonio.
Disintegrato in miliardi di piccoli pezzi bianchi mi sono domandato: Avrò sbiancato il lenzuolo bianco? quello sulla lavatrice, e le lavatrici si sa, sono tutte bianche. Ho pianto e ho anche temuto di rincontrare il drago bianco.
D'un tratto il drago nero. Si avvicina, mi prende per un braccio e riportandomi a casa attraverso millenni e millenni di storia bianca e dimensioni parallele incolori, mi dice: "non fare pazzie, non seguire mai i bianchi".

-Ok ok, ma tu chi cazzo sei?

E allora eccomi qua...ancora per poco.

December, 2006

Buon capitale a tutti!

Scusate, ma è rinomata la mia ripetitività, mi piace essere ripetitivo, specie in questi contesti; parallelismo grammaticale lo chiamano i linguisti, io la chiamo retorica ridondante, ma c'azzecca sempre, quindi vado sul sicuro, e visto che mi allontano per un po dal NET, vi lascio un pensiero ridondante, naturalmente tutto mio ma che già conoscete perchè ubicato nel profondo della vostra coscienza.
Avverto un fastidio, uno di quelli che prendono alla bocca dello stomaco, sento il riacutizzarsi di vecchie ferite, proprio ora che l'anno si sta per concludere e la gente è assorbita ognuna nel proprio pannolino domestico. Io piscio fuori, il pannolino è andato, il vasetto mi è stato rubato da sotto il culo e so che ci sta un albero li infondo, appartato, tra i suoi rami scorgo innumerevoli frutti e milioni di piccole formiche danzanti; è proprio qui che andrò a pisciare.
Non sentite lo scampanellio dei sonagli e delle jingling bells (gigglin' as gilded as you've never seen Gilbrand)? e questo strano odore di pasta fritta e agnello rancido? queste decorazioni illuminate e sensazionali? queste strade ricoperte da una coltre umana, di esseri assorbiti dal Vortice: la religione del consumismo, l'assurda risposta a ciò che non è stato mai chiesto. Anche chi non è “credente” deve assistere a questo spettacolo inverecondo, una truce sconfitta della ragione a favore della dittatura dell'ombra, del nefasto, di ciò che si aggira nelle case di chiunque sottoforma di panettone mandorlato con brillantini brillantanti, fotocamera integrata e tubo catodico di serie. E' l'assalto all'amore, celato dietro false dichiarazioni, mediante propaganda, dicono di averlo sottoposto ad accorgimenti strutturali; “adesso è in grado di acquistare e di essere acquistato”, anche per pochi cents, “ma svelto, solo nella settimana della bontà”, poi dovrai vendere i tuoi organi per comprarlo oppure sintonizzare la tivvù sulla pagina 666 di televideo, fino a quando non sentirai 220volt sotto il culo e non al petto.
Non vedete gli zombies soffermarsi alle vetrine dei negozi a bisbigliarsi negli orecchi putrefatti splendide frasi omologate e senza numero di serie? non li vedete sbavare sul vetro che corroso ricorre all'allarme anti-taccheggio? ormai, se per puro caso hai un fermaglio in ferro nei capelli o un lettore mp3 o una stufa a gas o qualsasi cosa di metallico addosso, suona, non si sa bene cosa suoni, ma suona e il rumore è meno fastidioso delle gracidanti ranocchie stipendiate sguazzanti nello stagno globale.
Sono 25 anni che assisto alla nascita, la sofferenza, l'agonia e infine la morte di Cristo. Ogni anno, da 2006ca. Ma Cristo si sarà anche stancato di vedere tutto ciò? glielo dobbiamo ricordare sistematicamente e sempre più intensamente? “ma poi chi è Cristo?” Si arriverà senz'altro a questo: “il Natale cos'è?” chiese l'uomo al giovane studente, “è quel giorno in cui viene...come si chiama?!...vestito come una cocacola, grasso e barbuto, che mi porta la console per entrare nel cyberspazio” risponde il giovane, mentre tutto gli brucia attorno come in una polveriera poco prima di esplodere.
E poi ci sono queste luci contraffatte, questi visi cianotici che guardano con occhi da cavia tutto ciò che è incartabile. Nuovamente. Mangiàmo le maaani Don Capitaaale!




E poi c'è lo splendido suono del carillon, inquietante e quasi stonato dal tempo passato, un suono spietato dalle note crude. Non sentite questo suono? penso che ognuno di noi abbia dentro un motivetto da carillon, che dimenticarlo è impossibile. Io ad esempio ne ho uno in testa, e quando si avvicina natale comincia a suonare ininterrottamente fino a quando tutto è finito, fino all'ultimo remagio, senza perdere una nota, ricorsivo e frequente come un carillon svizzero. Non ascoltarlo è impossibile, ma c'è qualcuno che ha capito come si fa ad abbassare il volume dei nostri carillon; i memi e la memetica non servono, basta della vasellina, mettersi in posizione e aspettare il proprio turno per pagare alla cassa.

E la disperazione di chi ha qualcosa da spartire con mille piccole bocche che non parlano ma bruciano? li il natale arriva coi kalashnicov e se ne va coi carri armati, le stelle filanti cadono dal cielo e illuminano tutta la citta di rosso, che sgorga incessantemente, giorno per giorno senza tregua.

Auguri, se ne avete veramente, ancora, il bisogno.


December, 2006

Come finisce l'animato

L'ultima volta fu precisamente un anno fa, avevo lo zigomo sfregiato grazie ad un bicchiere da liquore ricordo, mi faceva un male cane appena accennavo un sorriso.
Stavo quindi tutto serio cercando in qualsiasi momento un appoggio per le braccia e stendere così la mano sulla guancia sana, e lentamente chiudere gli occhi, ovunque mi trovassi succedeva che mi reggevo per intero appoggiato ad una colonna, oppure ai muri delle chiese, o sui banconi dei bar, oh, quelli si che erano comodi.
Mi guardavi e sorridevi, tu che potevi sorridere senza che ti si scrostasse la pelle dal viso, mi osservavi, sorridevi e mi dicevi che ti piaceva quando ti guardavo con la testa piegata, quando chiedevo l'amaro biascicando Mntngr.
Le giornate passavano veloci come quando sei in vacanza, come quando non smetti mai di sorridere, ma io non potevo sorridere e tu lo sapevi, e con ciò continuavi a tenermi la mano, ad accarezzarmi l'indice e il medio, a sbuffare quando non ti baciavo. Mi spingevi a continuare a fumarti, ma ne ero convinto e smisi. Da un anno che non sorrido più, ormai ci sono abituato anche se sullo zigomo c'è una piccola linea più bianca del resto. Cicatrizzato alle solite storie.
Ultimamente (è un eufemismo) posso solo nascondermi dietro prosopopee, animare l'inanimato e fingere di parlarci contento. Sono le uniche cose che mi capiscono.
December, 2006

Non credo che ci sia speranza per tutto questo consumismo, è una cosa inconcepibile, sono due mesi che vedo stelle filanti, presepi illuminati e cazzabubbole, basta! non vedo l'ora che finisca tutto...ma proprio tutto!

è stato, questo, probabilmente il miglior post che abbia mai avuto il piacere di scrivere, solo per commentarne il titolo in totale e implicita schiettezza nonchè al di sopra delle par(e)ti.
December, 2006

Pensieri atoni per la costruzione di un didjeridoo

Un contorto sentiero di lucine verdi fluorescenti mi indica il modo con cui affrontare il frastuono, le viscere di un animale addentato suonano come i grossi rami di un larice nel vento, fischiano e scoppiettano, sanguinano. Quelle di una serpe si muovono strisciando e rilasciando semi di veleno nella terra. C'è una grossa acquila sul tetto della casa in montagna, la montagna è ricoperta da uno strato di roccia e terra rossa, il sole sembra prendere spunto da essa e prima di tramontare gli s'inchina di lato. L'acquila sente il rancido fetore del veleno e rincorre il sole capace di far tutto il giorno, notte. E' un suono stupendo.
"suono perchè quando sono io che suono, non ascolto nessuno, solo Lei."
E' un enorme cerchio d'aria e di mercurio che dalla testa passa per lo stomaco attirando le guance e le labbra in un gioco di concatenati dai colori incolori e dagli odori inodori.
Su un altro pianeta! la concezione di pace sta su un altro pianeta.
Ho costruito un didjeridoo, è facile, basta procurarsi un tubo in PVC (plastica) e della cera d'api.
Con 104cm di lunghezza avrete un didjeridoo in chiave Mi, 118cm un Re e 132cm un Do. Il diametro del tubo è indifferente per quanto riguarda la tonalità. Suggerisco però, per i principianti, un tubo con diametro interno di 40mm; più piccolo è il diametro e più semplice sarà l'approccio con la respirazione circolare.
Una volta giunti a casina con il proprio tubo in plastica (vi guarderanno storto e penseranno che siete pazzi) e un paio di noci di cera d'api (la si può trovare in erboristeria o da un apicoltore), bisogna passare al rivestimento del "boccaglio".
La cera d'api è generalmente molto dura, bisogna farla diventare molle, non scioglietela del tutto perchè diviene molto più difficile fargli prendere la forma del tubo. Generalmente si pone in un forno per qualche minuto a bassa temperatura (se si trattasse di un forno a microonde sarebbero pochi secondi). Dopo aver riscaldato la cera, cominciate a modellarla sul tubo, dalla parte dove poggerete la vostra bocca.
Prezzo totale 10€.
Give it a blow and enjoy didj.
November, 2006

Domino

Le bottiglie che la sera prima aveva riposto capovolte ai bordi delle mensole, in previsione, si erano frantumate a terra, il santo di carta appeso al muro seguiva con gli occhi ogni suo spostamento, ora era anch'esso riverso sul pavimento, tutto quel frastuono non lo svegliò, fu la forte scossa che mosse il letto, le finestre, le fondamenta e la terra tutta. Era una scossa d'assestamento, quella che raccomanda le anime ancora in vita a sorridere, quella che segnala ai vermi che è tutto a posto ora e non c'è più bisogno di nascondersi.

Tremava tra le lenzuola e un telo da mare, assecondava per la prima volta lo sguardo di Dionigi che da terra sembrava finalmente aver ripreso le sembianze umane, decise di scendere dal letto.

I vetri gli si conficcarono sotto i piedi, tra le dita, il sangue cominciò dapprima a schizzare poi a fluire inesorabile come un diluvio, un'alluvione, un'immensità di acqua mista, polpa e sangue. Un passo dopo l'altro, e fu un'altra scossa, l'ultima forse, ma ormai i piedi erano del tutto immersi in un rosso vivo e luccicante. Si sostenne alla sedia poggiata al muro, la usò per sedersi, accese la luce e fissando la sua ombra sul muro pensò a quando era protetto, a quando non aveva bisogno di temere, pensò a quando rifiutò tutta quella protezione; ora invece aveva una gran voglia di piangere ma non usciva una lacrima, solo sangue.

<<E quanto è brutto dirsi “te l'avevo detto”>>, mille volte l'aveva pronosticato ma non ci credeva fino in fondo, fino all'ultima scossa, ancora, quella che raccomanda le anime in vita a sorridere, quella che segnala ai vermi che tutto è a posto, ora non c'è più bisogno di nascondersi.

Lasciò scivolare il capo, e con lui lo sguardo a terra, cosparsa ormai di sangue nero, digerito. Una moneta da un cent era stranamente incastrata alla base del muro, tra il battiscopa e il parquet; si piegò per raccoglierla e con non poca forza riuscì a staccarla.

Furono pochi secondi e il muro mi franò addosso.

November, 2006

Requiem for a marriage

Milioni di flash, pizzi, merletti, ori, arazzi e sticazzi, la solita scalata alla celbrità nella sua accezzione più completa e profonda del termine. Un paese inebriato, drogato da immagini, eroi, troiette da ballo scolastico, imperatori, ballerine, calciatori, macchine di lusso, lusso, lusso e ancora un altro scempio formato famiglie che guardano la scatoletta catodica e si cibano di essa fino alla nausa incontrollabile.

Bracciano: due cazzoni hanno dato una festa a cui tutti voi non siete stati invitati direttamente, ma solo attraverso il piccolo schermo! invidia eh?

Posso comprendere la tv, ma le testate giornalistiche, quelle più importanti e di spicco della nostra sacrosanta nazione No! non riesco proprio ad accettarlo. Perchè quando si è sposato mio cugino non hanno messo neanche un trafiletto di augurio accanto alle previsioni del meteo?
Chi cazzo è tom cruise? e quell'ameba della moglie? ma veramente!! ma chi cazzo sono?
Tutta questa messa in scena per ricordarsi che sono star (e voi no!), che hanno un mucchio di soldi (e voi no!), e che sono degli attori di merda (e voi no!). Ma forse è meglio non parlarne troppo perchè potremmo in un certo senzo evocarli, farli vivere anche su questo spazio che tutto vorrebbe tranne che celebrarli ulteriormente. No, non li vorrei vedere morire, anche se vi confesso che c'ho pensato molto, no, perchè li odio fino alla morte ma fanno parte come molte altre cose del sistema drogante-inebriante-rincoglionente. Sono fatti a posta per stare li, come calderoli.
La gente si appassiona a questi ricettacoli di cazzoni che fingono di fare gli attori anche nella loro realtà e purtroppo tutto ciò va a scapito della nostra (vostra).
Nel mondo, nella giornata di ieri sono successe tante di quelle cose che verrebbe e (viene!!) il male allo stomaco, alla testa, ai capezzoli:
1)La camera approva il testo della finanziaria, ora si passa al senato.
2)Guerra
3)Iraq: Kamikaze si finge caporale, strage di lavoratori.
4)Guerra
5)In migliaia per la pace in medioriente, sfilano a Roma e a Milano: nella capitale slogan duri e bruciati i manichini di tom e kathy vestiti da militari italiani.
6)Guerra
7)Stupro a reggiocalabria: bambina di dodici anni aggredita e stuprata da suoi coetanei conoscenti.
8)Guerra
9)Coniugi uccisi: ritrovata mandibola a provaglio d'iseo.
10)Guerra
11)Valentino Rossi arriva undicesimo al rally in nuova zelanda: fenomenale a 18secondi dal decimo.
12)Guerra
13)Il palermo cade contro il cagliari, decide l'ex Pepe.
14)Guerra
15)Mi fanno male i piedi
16)Tartarughe del caucaso si spogliano tra i turisti: dodici arresti tra le bestie.
17)Avvistata una barca volante e un olandese a terra: "aveva gli occhi bendati e la faccia da forestiero" racconta un elefantino verde intervistato per strada.
18)I peli del culo di Ginetto Strada si oppongono alle pesanti dichiarazioni di calderoli
19)Ah....si sono sposati due cazzoni.

Ecco un breve esempio dell'importanza che doveva avere il "matrimonio" di questi due celenterati. e ora stop. mi è venuta la nausea.
Ma vogliamo parlare invece del rito che hanno usato per "sposarsi" ?? perchè si, signore e signori, il loro matrimonio non ha nessun valore (signore e signoriiiii) nella maggior parte dei paesi europei tranne che in usa e in Australia.
Scherzavo...non ho nessuna intenzione di parlare di questo rito e tantomeno ancora di questi due grandi, magnifici esemplari di cazzoni americani.

November, 2006

fumo come la Turco

Oggi emme, oggi va tutto a gonfie vene! Non riesco ancora a capire quale tipo di gene mutogeno si sia modificato nei caratteri delle zanzare bolognesi per resistere a queste temperature così basse. A me le zanzare non mi hanno mai punto ma la curiosità mi spinge anche oltre i patrimoni genetici degli insetti, mi piace addirittura discutere antropologicamente con i cromosomi, umani, quelli delle zanzare non li capirei,: "ZzzzzZZZzzzzZZZ".
Volevo appunto ringraziare la signora Turco per la sua grossa umanità rivelata e per la sua saggezza. Ora posso finalmente camminare con le mie trentacinque canne in tasca senza immaginarmi con le manette ai polmoni. Grazie Livia, noi del pianeta Ganja ti amiamo, adesso piantiamo nella Camera! ma sul serio, mica come dice Caruso per scherzo, io dico di farlo sul serio!!
Non capisco questo accanimento della cdl nei confronti di una simpatica battuta dell'onorevole Caruso, non riesco proprio a capire "da che pulpito viene la predica" (oddio l'ho detto...), dal partito che fa delle battute del suo presidente, l'arma principale delle sue battaglie alle elezioni e nella lotta all'intelligenza e alla democrazia. Non c'è storia, volete fare opposizione a tutti i costi? perchè non provate a sfogarvi mettendovi nelle macchine per i crash test? servirete per lo meno a qualcosa.
A proposito di crash test, e a proposito di dummies, mi sono innamorato del manichino del negozio di ferrè. Uno splendido esemplare di plastica e cera, con fantastici capelli dorati e occhioni blu penna bic. Sono entrato per acquistarla e mi hanno chiesto 800euro:

-800euro per un manichino?
-ma no signore, è quello che veste il manichino che paga 800euro ohohohohoh
-io il manichino lo voglio nudo.
-ma signore spero che lei stia scherzando.
-innanzitutto tolga le mani dal mio lei e mi dia del tu, secondo non sto scherzando, mi sono innamorato di questo manichino, ogni volta che passo per andare in facoltà mi fissa con i suoi occhioni, io la fisso e lei mi fissa, io la fisso e lei mi fissa...capisce? è amore! io lo voglio, quanto le devo?
-....Pieroo, qui c'è un ragazzo strano..
-Piero voglio questo cazzo di manichino, devo fare domanda in carta bollata al signor ferrero?
-ferrè ragazzo, ferrè...
-non me ne frega un cazzo dei tuoi cioccolatini, io voglio il manichino!
-ma stai scherzando?
-ma perchè dovrei? a te piacciono gli uomini e a me non possono piacere i manichini, Piero?
-ma...ma...
-ti do venti euro! sennò chiamo l'elettricista!
-....

Sono riuscito a prendere la testa dopo varie discussioni e parecchie ore nell'ufficio della titolare, ora ho la testa di Agonia, così l'ho chiamata, perchè il nostro amore fa già pietà.

Grazie Livia, ora sto meglio, ho incontrato un amico elettricista che pulisce le prese al muro con dei cotonfioccccc, e grazie Livia, grazie. Grazie anche a Marcello, che mi ha detto di fare "così" con la manina nello schermo.

November, 2006

Flow (attoII)

Arrivo nella sala del Tematic, il centro del sonno, appoggio il mio lap sulla nuvola d'elio e riscaldo la cella attivando un sistema di tubi termici alimentati da sostanze di vari colori. Credo siano delle cere di alluminio. La celletta è come una bara per due persone, niente a che vedere con i letti di una volta, le bare sono di gran lunga più comode e in più non si perde del tempo ad addormentarsi; appena poggio la testa sul pillowsensoriale è già buio, è già morte.
Mi sveglio per la prima volta senza aver sudato la base del collo, per lo meno oggi non pago la rimagnetizzazione del pillowsensoriale che rimarrà intonso al suo posto fino al mio ritorno.
Prendo il lap, chiudo la bara e scappo in ufficio.
La rete è stracolma di veggenti che occupano TBytes e non lasciano spazio per navigare in velocità, ci metto qualche secondo ma arrivo in tempo per la conferenza Decentris. Questa è un incontro con i maggiori bruciati della rete i quali espongono liberamente le nuove tecniche per l'abbordaggio fenomico a installazione diretta: scassinare qualsiasi porta sensoriale senza lasciare traccia, nessuna traccia in nessun portale, neanche in quello del cremlino.
Mi siedo e ascolto il primo Hacksteem, parla di sensori a morfina, cose abbastanza superate, ovviamente il tipo si fa ancora di Dimetriltriptamina e Gamma-oh, è un bruciato. Non lo ascolto nemmeno per un attimo. Mi alzo e prendo dell'acqua distillata per pulire il chip che ho sotto il braccio, mi siedo e ricomincio a dondolare la gamba sullo schienale della sediola, sembra che tutti ascoltino con interesse le stronzate di quest'uomo, faccio un giro negli sguardi dei restanti Hacksteems e scorgo un volto familiare. Una splendida pelle bianca copre il viso di una giovane Hacksteem, il neon del lap le confonde i lineamenti ma sono quasi sicuro di conoscerla. Faccio un leggero fischio con la bocca e tutti si girano verso di me, compreso lei. Si, la conosco, non ho grossa memoria senza il collegamento, allora invento una scusa per spostarmi, prendo il cavo generale e vado verso il bagno; nel frattempo il bruciato sta riempendo la stanza di merda elettrizzata per provare che la gravità della rete è di poco superiore al peso specifico di qualsiasi merda ionizzata. Cose superate.
Mi siedo sul lavabo e collego il cavo all'entrata spinale, sento una piccola scossa provocata da alcune gocce d'acqua sulle mie dita, ma entro, sono in flow, pochi veggenti a quest'ora, quei pezzi di merda occupano a quell'ora apposta per farti arrivare in ritardo a lavoro, fortunatamente ora si può viaggiare con una certa autonomia. Entro nel Disk, sfoglio i milioni di cartelle ed eccola. E' lei, Paco, una giovane orfana che incontrai nell'abbazia della madonna del Pilerio, una splendida creatura senza innesti. Ora posso ritornare.
Rientro in sala nel momento in cui si accomoda il bruciato accompagnato da qualche timido applauso. La solita fastidiosa voce sintetizzata della segretaria bofonchia un <<Il prossimo!>>, e si alza proprio lei, Paco. Ora la posso osservare nella sua totalità, ha qualche innesto di troppo, in più l'entrata spinale per flow; non ha saputo resistere. E' stupenda, i suoi capelli neri e viola contrastano con la sua bianchissima pelle, ha un chip sul sopracciglio che le segna con una riga vistosa la perfetta distanza dai suoi due bulbi orientali; due pupille arancio per il Pervitin: una droga che non fa sentire la fame ne la sete tantomeno il sonno. E' vestita di nero, la pelle dei suoi pantaloni stretti riflette quel fastidioso neon. Si muove con calma, fa deliziosi schemi alla lavagnetta e sorride ai presenti come se stesse parlando di vento. E' una ragazza molto perspicace, mi piace, potrebbe essere interessante sapere cosa ne pensa di flow e sopratutto cosa ci fa in questa fottutissima conferenza.
Non ascolto una parola di ciò che dicono tutti questi bruciati, pensano di essere avanti con lo studio della rete ma solo in due possediamo il cavo spinale diretto.
Arriva il mio turno. Mi alzo, rutto e vado verso la lavagnetta disegnando topolino, ricordo ancora come si disegna. Racconto quattro cazzate sulla proliferazione dei virus e se la bevono tutta quanta come acqua naturale, tranne Paco, mi ha riconosciuto, e non ha neanche avuto bisogno di entrare in flow.
La farsa è finita stronzi, andate in pace.
La conferenza si è chiusa con uno strano botto, al 345° piano è scoppiata una tubatura dicono. E' il momento giusto per avvicinarmi. La saluto, mi sorride, le chiedo se vuole prendere dell'etanolo al famoso bar in Italia. Entriamo in flow, Xi'an-Bologna in pochi secondi, il mio lap è una scheggia, penso; tolgo il cavo e la trovo già seduta sulla schiuma ad aspettare con due tazze in mano. E' bella, è veloce, è Paco. Chissà cosa penserebbe se le dicessi che sono una spia del SystemFlow. Mi avvicino e mi chiede di andare al dunque.

-Ricordi all'abbazia?
-Certo che ricordo, mica ho bisogno di andare in bagno a collegarmi per farlo. Quante droghe hai preso caro?
-Tante, ma ora non più, i tuoi occhi invec...
-I miei occhi cosa? fottiti! perchè mi hai portato in questo posto di merda?
-Volevo capire cosa facessi realmente alla conferenza.
-...
-Tu sei molto più avanti di quei bruciati. Chi sei ora?
-E tu pensi che io ti dica chi sono con un bicchiere di etanolo in mano? è da una vita che non ti vedo, sei un bruciato! ha ha ha.
-Bene. perchè tutti quegli innesti?
-Ho molto da fare durante la giornata, la vagina da sola non mi soddisfa!
-Simpatica, ma non credere che non abbia capito...

Fa un grosso respiro e butta tutto d'un fiato il bicchierone d'etanolo, per un attimo l'arancione degli occhi è scomparso a favore del loro scuro originale. E' bella, e per oggi niente più domande. Mi alzo dalla schiuma per andare, ma afferra la mia mano stringendola, mi fermo. Piange.

-Piangi pure, tra un attimo passerà. Ritorniamo a casa.

November, 2006

Sa 'dda Murì prima o poi

-Cosa vede?
-Vedo...vedo...vedo una corte ma è lontana
-Una corte?
-Si una corte, un aula giudiziaria e una corte!
-E cosa fanno?
-Imbrogliano, ridono sotto i baffi, lanciano freccette contro un uomo che però è di spalle.
-Chi è quest'uomo?
-Non lo so ma di certo se le merita tutte le freccette.
-e poi cosa vedi?
-vedo che tutto finisce e sono sopra un palco, è una farsa.
-non capisco, puoi spiegarti meglio?
-ma che cazzo di psicanalista sei? tutto quello che vedo è una farsa, chiusi gli occhi hanno smontato tutto e se ne sono andati a braccetto.
-ma chi era quell'uomo?
-non lo so ma è stato condannato all' impiccaggione.

Impiccato? ma che significa? le abbiamo sentite proprio tutte!
Due giorni fa hanno deciso che Saddam Houssein deve morire. Fermo restando che io gliel'ho sempre augurato come glielo auguro giornalmente a molti esponenti politici di questo mondo, ogni mattina a digiuno e dopo i pasti la sera, mi sembra di ritornare alle storielle degli anacronismi in salsa rosa durante aperitivi d'altri tempi.
Il Buio è passato e non mi venissero a dire che in Iraq "sono ancora nel medioevo e che lì non c'è stato l'illuminismo", potrei condannare alla ghigliottina chi parla così e sarebbe sacrosanto!
Ci sono alcune persone che dicono che "visto che in Iraq sono così strani" una pena diversa dalla lapidazione e dall'impiccaggione non sarebbe contemplata tantomeno compresa, "sono così loro"! altre invece pensano che "è giusto perchè ha ucciso TROPPE persone" ma non lo dicono, perchè si vergognano di essere come Saddam stesso: un folle omicida.
Io penso che l'impiccaggione sia giusta solo se venisse accompagnato da tutti quei simpatici personaggi che fanno tuttora di peggio; Bush in primis, che ricordo fornì le armi chimiche (al fosforo, le stesse per accendere le luci di Falluja per intenderci) per fare una piccola stragetta di curdi intorno al 1987 e proprio stamattina Saddam verrà processato per quei crimini. Anche Bush deve sedersi in aula!! Come mai sta dietro la scrivania a processare?
Io e il mio famoso compagno De Andrade stavamo svaligiando una banca, Lui è entrato con le armi e con i sacchi vuoti da riempire, io facevo il palo fuori dalla banca. Quando è arrivata la polizia a preso sia me che Lui. I complici pagano quanto il figlio di puttana che commette il reato! Lo vogliamo capire? e poi se vogliamo parlare di reati potremmo stare qui fino al 2030 a parlare di quanti reati non condannati si commettono giorno per giorno dal solo inizio di questa maledetta guerra del silenzio mediatico. E' un'altra folle presa per il culo e non ho voglia e nemmeno più appigli per farmici prendere ancora.
Comprerò un cannone, lo metterò nel mio cortile e la giustizia me la farò da solo!
No alla pena di morte! (che poi sarebbe troppa fortuna per uno che si meriterebbe 9000anni di carcere DURO, finire in una bara senza scontarne almeno cinque).

November, 2006

Api di corte

Ci sono dei lampi dietro la montagna e il tuono arriva sordo come un tonfo a duecento metri sottoterra, il tutto inizia due o tre minuti dopo i flash luminosi.
La polvere che entra da sotto la porta vortica istericamente e in modo confuso si alza davanti ai miei occhi sfidandomi, poi, nel centro della grande sala semibuia sembra riuscire a prendere pace solo poggiandosi sulla mensola del grosso caminetto piumato. Osservo la polvere posarsi sulla grigia pietra come zucchero a velo e dicido di voler essere polvere per poggiarmi con quella grazia e ineluttabilità su tutte le cose statiche, decido di voler rimanere immobile. L'aria è elettrica e percepisco come a piccoli pizzicotti il sangue che scorre ora nel braccio ora nell'anca ora in testa.
Un grosso frastuono. La finestra mi è alle spalle, trema con forza e sembra quasi finire in frantumi sulla mia testa, il divano collassa e mi trovo per terra, distante, troppo distante dalla polvere, provo ad alzarmi ma il freddo congelante delle mattonelle in pietra grezza mi immobbilizza, ancora, muovo gli occhi e dalla porta, ora spalancata per il forte vento, entra uno sciame di api che mi prilla incurante davanti.
Atto III.
Sei api cominciano a danzare come non le avevo mai viste fare, le loro ali, prima spalancate poi chiuse, lanciano gli imponenti corpi in picchiata verso il caminetto; i cambi di direzione fendono l'aria mentre il resto della compagnia rimane entusiasta a guardare le sei damigelle che chiedono di essere prese in spose ma io, vestito da principe con un paio di allstars ai piedi, ho già incontrato la mia sposa, devo solo scorgerla in mezzo alla grande festa.
La sala ora è illuminata, le luci dei cristalli riflette il fuoco acceso dell'autorevole caminetto scolpito e pulito, con un enorme candelabro in oro massiccio proprio al centro della mensola superiore, lì dove un tempo albergavano acari impazziti.
Le damigelle mi sfrecciano davanti con le loro grosse vesti, roteano e sorridono, tra loro c'è chi si avvicina sfiornadomi la mano mentre continuano a svolazzare al suono delle viole e del pianoforte, che ora rallenta. Rifiuto cortesemente le attenzioni delle damigelle e comincia l'intrattenimento per gli invitati a corte con danze folcloristiche, dolci come il miele.
Annunciati dalle trombe arrivano il mago e la regina dei cigni, Odette, il mio fugace amore. Ora è qui, le cingo la dolce vita e cominciamo un passo a due tra le damigelle e gli invitati, il suono si nasconde sotto le sue vesti e la legiadria del suo corpo muove le corde dell'arpa. Termina il ballo e dichiaro il mio amore per la regina. Un sentore, una scossa dal mondo esterno mi preme sulla fronte, ma è passeggera, ritorno in me e alla mia dichiarazione ormai avvenuta. Ad un tratto la sala si oscura e il mago scoppia in una tonante risata.
Le api se ne sono andate tutte, sono per terra, fa freddissimo, la porta è spalancata, ulteriore polvere entra indisturbata e si dirige verso le scale. Dove sono andate a finire le luci, la musica, la mia Odette? Temo di essere stato ingannato e continuo a bere.
(Apparizione di Odile)

October, 2006

Era ma adesso non è più

La Nato dice che sono 12, i Taleban dichiarano che sono tra i 50 e gli 80, c'è chi pensa siano due chi invece cento, ma di cosa stiamo parlando? stiamo forse discorrendo ancora di titoli borsistici? stiamo valutando i kilogrammi di legumi che dal centro e sud America arrivano nei paesi europei? oppure forse stiamo parlando di anime?
E' raccapricciante pensare che ci sia gente che discute su quanti morti ci siano stati in una sola giornata di guerra per accaparrarsi il parere delle masse, perchè di questo si tratta! Battibecchi internazionali tra due o più paesi in guerra che cercano di fare odiens, proprio come quei programmi scalmanati che ultimamente ricoprono i vari palinsesti televisivi: niente di più e niente di meno. Questi numeri sono rivolti a noi, esseri pensanti in grado di valutare, immagazzinare, contestualizzare e decontestualizzare in modo da comprendere le varie superfici sulle quali si poggiano questi e altri conflitti, sono rivolti a tutti, anche a chi usa la retromarcia per andare avanti.
Ma quanto possono essere ininfluenti venti o cento morti in più in una giornata se nella prossima ce ne saranno altrettanti o più e nella successiva ancora e ancora? Quanto può essere inconcepibile il fatto che tutti i giorni ce ne nascondono almeno una decina?
E' inumano! e anche se può sembrare anacronistico per certi versi, il termine inumano è quello che si avvicina di più a ciò che sento, vedo e leggo. Dalla notte dei tempi l'uomo è in guerra, sembra quasi che ci sia nato nella guerra, sembra che sia fatto di guerra perchè la fa con se stesso ogni attimo e contro i suoi simili quotidianamente, la guerra è propriamente umana! eppure cercano di nasconderla. L'uomo ci va a pranzo con la guerra, ci va a scuola con la guerra, ci dorme con la guerra ma voglio essere ridondante fino allo sfinimento: ci viene nascosta perchè a pranzo ci disgusta il colore e la consistenza del sangue, a scuola ci deconcentrano le mutilazioni e a letto non riusciamo ad addormentarci coi boati delle bombe.
Tutto questo perchè l'uomo ama il potere e il potere, si sa, si paga con valuta sanguigna o sanguinolenta, dipende dal "taglio" della moneta.
Nel frattempo stiamo qui con il culetto al calduccio consapevoli di ciò che succede ma non abbiamo il coraggio di puntare il ditino, abbiamo paura che ci si spezzino le unghie, abbiamo come il sentore di essere da soli ad avere questo sospetto, perchè tutto fa sembrare che non c'è nulla di strano: nei telegiornali, nelle soap opera, nelle commedie, nei telefilm, nei reality, nei programmi (molti) di intrattenimento politico, in tutte le troiate che ci propinano giornalmente in questa fottutissima era figlia troppo somigliante (ma più crudele) delle ere passate; sembra di vivere realmente in una sorta di bambagia acuminata. Io personalmente sento che mi punge il culo.
Parecchie volte ho scritto in questo mio spazietto di queste faccende, e per evitare di cadere nella retorica o di perdermi nella sistematica tecnicistica, ho, spesse volte, cercato l'effimero e l'incomprensibile ma sinceramente sono stanco di sentire i pareri e i discorsi di chi sa già tutto ma lo nasconde, di chi mangia ogni giorno del sangue e spolpa le ossa di innocenti.
Inumano? sembra davvero anacronistico? non posso credere di essere giunto fino a qui per vedere i contorni di un iceberg che per tre quarti è nascosto sotto l'acqua gelida dei mari del nord. Non voglio credere, ma la storia mi smentisce sempre. Ci devo credere, e insieme a me anche voi dovete, oppure impariamo a camminare con la testa alta e non avere vergogna di far parte di quei pochi della nostra era a puntare quel maledetto ditino.
Poi ci sono paesi come l'italia, dove tutto sembra andare incontro un grosso muro, e questo tutto è sorridente anche dopo l'impatto.
Ieri un tabaccaio sotto minaccia di due malviventi ha impugnato la sua pistola e ha fatto fuoco uccidendone uno e ferendone un altro. In italia, rammento, c'è la legge della legittima difesa la quale, grazie ad una spettacolare intuizione sostenuta dai leghisti, ha creato solo scompiglio. Anacronismo? sembra qualcosa da spizzicare mentre sorseggi un buon bianchetto prima di cena, l'anacronismo.

-ma, senta, non è che ha degli anacronismi con delle salsine?

Fatto sta che il tabaccaio adesso è accusato di eccesso di legittima difesa. Eccesso di legittima difesa. Eccesso di legittima difesa. Eccesso di legittima difesa. Sono abbastanza ridondante?

-Senta, visto che ho preso un'altra bottiglia, non è che mi porterebbe una ciotolina di ridondanze in modo da condire gli anacronismi? così il vino scende meglio, grazie!

Eccesso di legittima difesa.
Mi viene da ridere, e se penso che la Gardini di f.i. sia riuscita a far notare all'italia intera non solo la sua ignoranza ma anche l'intolleranza contro addirittura le decisioni individuali di una deputata come Vladimir Luxuria, riconosciuta già da tempo come transgender, per il fatto di averla incontrata nel bagno delle signore e aver esplicitamente e in malo modo chiesto di uscire oppure di farsi costruire un wc apposta per lei, mi viene solo da ridere, quando invece ci sarebbe da versare molte lacrime. Purtroppo siamo qui e ora, siamo, siete, sono nella mia stanza a frenare il mal di stomaco con delle pastiglie al veleno per topi, e voglio essere un fottutissimo retorico e tecnicista con una sistematica tendenza al ridondante pur di non essere considerato un vivente di questa, una delle più più brutte ere che la storia del mondo si sia trovata a documentare.

-Sono finiti gli anacronismi, mi spiace signore...
-La mancia ficcatela in culo allora.
October, 2006

Che è sta CONSOB? io la CONSOB me la porto a scuola!

Ieri di sfuggita ho guardato le Iene. Ma è possibile che un parlamentare non sappia cos'è la CONSOB? chi cazzo ci rappresenta? Paperino? o Gastone? probabilmente nel mondo di Topolino hanno una precisa idea di cosa sia la CONSOB mica in Italia. Non ci posso credere, non ci dormo la notte. Posso comprendere un semplice cittadino che non ha particolari interessi...ma un parlamentare!?! Sono esterrefatto, non riesco a trovare le parole.
Quell'altro genio che non sapeva chi fosse Nelson Mandela....paura.
Viviamo in una nazione di pazzi fottuti, ricoperta da una coltre impolverata che annebbia i cittadini; un immenso polverone dove i grossi pezzi di merda possono muoversi all'insaputa di tutti, facendo danni a destra e a manca.
Mi passa la voglia.
October, 2006

Diagnosi india gnosi

Ero convinto, in un certo senso, di riuscire a comprendere gli oggetti. Quando guardavo un portacenere, lo sentivo chiedermi di essere svuotato, quando osservavo una penna mi chiedeva di essere consumata, quando ero davanti al cesso non chiedeva altro di essere scaricato.
Allora ho pensato che potevo fare la stessa cosa con la gente. Mi sono messo a osservare tutti i movimenti che una persona fa quando si sente osservata, quando è tra le nuvole, quando è imbarazzata, quando dorme. Poi ho conosciuto uno stuntman e mi ha insegnato a fare le capriole e atterrare con la nuca, al che ho smesso di cercare di capire gli oggetti e la gente, e ho cominciato a cercare di comprendere me. Ho trovato che vari oggetti e varie persone m'influenzano e senza starnutire riesco a comportarmi nella stessa maniera di un portacenere, una penna, un cesso e uno stuntman che si sente osservato, che è tra le nuvole e che è imbarazzato. Addirittura quando atterro con la nuca riesco anche a sorridere.
Il problema è che non dormo più.
October, 2006

Lastre di carne

You don't care a bit.
Dalla terrazza
sporca d'olio e in fiamme si sporge la lastra.
“Hai deciso questo!”
e si rinchiude in un cerchio di gesso.

Spesso accade che sento il vetro
tagliare,
muovere le ciglia;
e tremiti e spasmi
dai campi elisi
alle violacee carni, risalgono.
Rileggo i tre Salmi.

Insensibile umanità fatta di tartaro e carie,
mostra la dentiera al barbone.
“Hai deciso questo!”
e adesso leva quel sorriso dal viso.

Liso e contrito il vetro riappare opaco,
mente!
Ancora penetra le carni
e sovente risplende
tra le anime e i marmi
i cipressi e gli inganni.
You don't care a bit.




Tela di Max Beckmann, La Notte, 1918-1919


October, 2006

Tutto e Niente

E' come quando l'aria ti sbatte in faccia la sua verità mentre pedali forte con 
la bici in discesa; sono le ore del mattino a renderla più fresca e la strada è
libera da ogni cosa, il rumore del vento vortica nelle orecchie e gli occhi lacrimano
cristalli di brina mentre giungi al tempio pagàno.
E' come quando da fuori prendi un grosso respiro e scendi giù, apri gli occhi e
il mare ti entra dentro, e rimani fuori ad ascoltare il gelido silenzio che riflette
la scogliera di roccia e salvia; vedi le luci e i pesci mentre gli occhi bruciano
forte per il sale. E' come quando non riesci più a stare giù e devi andare in superficie
per l'aria che ti manca, un lungo respiro riempie polmoni occhi e cuore mentre assapori
il gusto di riprovarci.
E' come quando, inseguìto, corri forte senza conoscere la strada, l'importante è correre
fino a stancarsi, fino a quando non hai seminato tutti i chicchi che avevi in tasca per il raccolto;
otterrai i frutti dell'orticello accanto per il freddo inverno che è alle porte.
E' come quando dopo la tua folle corsa, salvo, la sete brucia le interiora e l'orchidea
splende in bottiglie di plastica mentre appicchi fuoco ad un fioraio e al suo sviluppo
sostenibile.
E' come quando la pelle comincia a filtrare sudore che esce a fiotti salati
sulla fronte e sulle guance arrossate dallo stancante falò: e ti addormenti, e ti svegli
assonnato ma sorridente.
E' come quando desideri avere tra le mani un pizzico di quello che sogni e un pugno di
quello a cui ormai non credi più, mentre hai gli occhi aperti nella realtà profonda.
E' come quando conosci il modo giusto di fare ciò che vuoi che ti rende libero di farlo. E io stanotte mi sento libero di scrivere il cazzo che mi pare.
Bonanotte
October, 2006

A Katia

Credo sia finita la notte.
Un cupo giallognolo addobba il cielo negando l'accesso ai raggi solari sulla terra. Un piccolo carretto cerca di attraversare la strada infangata per il consueto smercio di carni e pesci. Grida per richiamare la gente del villaggio che è già tutta attiva per i viottoli sorridenti.
Ci siamo addormentati da poco,
e tra il profondo sonno e la coscienza di cadere nell'oscuro da li a poco,
la mente vaga tra quelle nuvole fitte,
cercando disperatamente breccia
per accudire l'aria di un giorno che appena nato
muore cianotico sotto i colpi della pioggia battente.
Il canto del gallo è ormai un punto di riferimento poco affidabile e mentre il suo eco scontra la montagna, il campanile batte le sette grosse e i tre rintocchi leggeri.
Credo sia iniziato il nuovo giorno.
La terra viene arata dal contadino e il laghetto in fondo la valle sembra luccicare di platino attraverso le finestre spalancate; quell'odore che solo la terra emana lo sentiamo anche noi, rinchiusi in una perla, distesi sui fiori del mattino livido.
D'istinto mi muovo ma il materasso stretto e polveroso dimostra la sua pochezza svegliandoti.
Ridi,
ridi.
E ridendo arrivò un Katiuscia sul casolare un tempo colmo d'amore; non ci fu il tempo per le lacrime ma per le fiamme...per quelle tutto il tempo che un uomo ha a disposizione.
October, 2006

GinTonyc

Mi sveglio, ho dormito sedici ore ma sento ancora la stanchezza stratificarsi sotto gli occhi, non posso continuare a stare nel letto e ho una voglia infinita di un gintonic. Allora mi vesto, tiro un morso ad una brioche ammuffita su un piatto di plastica ammuffito anch'esso, vomito e scendo senza sciacquarmi ne denti ne viso, culo e quant'altro; niente. Scendo le scale a dieci a dieci (dieci scalini per volta) esco fuori dal portone e una massa informe di esseri umani mi avvolge con un infinità di suoni, parole, risate, schiamazzi, fragoline, oli essenziali e lettori Mp3. I piccoli bazar indiani sono quasi tutti chiusi per via di una direttiva comunale la quale vieta la vendita di alcoolici dalle 21:00 in poi, la via universitaria è una colonna orizzontale di formiconi con indosso zaini e matite tra i capelli che si seguono in file disordinate alla ricerca di solo dio sa cosa.
Io cerco un gin tonic. Attraverso il deserto di esseri umani e mi diriggo verso aree adatte al gin tonic. Giro l'angolo e chi ti becco? Gin.
Gin è il figlio dello sbirro che abitava sotto lo studio del dottor Caroso, ogni volta che andavo a fare un controllo della crescita dei miei canini incontravo sempre Gin che giocava nel cortiletto sotto casa con il pallone. Gin ha dieci anni meno di me.
Convinco Gin a farci un gintonic e insieme ci incamminiamo verso aree adatte a ciò che cerchiamo. Giro l'angolo e chi ti becco? Tonyk
Tonyk è il figlio del fruttivendolo che abitava sotto casa di Gin, ogni volta che andavo a far ritirare una multa a casa di Gin incontravo sempre Tonyk che giocava nel cortiletto a pallone con Gin. Tonyk ha dieci anni meno di me.
Convinciamo Tonyk a farci un gin tonic e insieme ci incamminiamo verso aree adatte. Giro l'angolo e chi ti becco? Il dottor Caroso.

Il dottor Caroso??? no...non mi piace. Ricominciamo

Mi sveglio nel letto di Arianna, ho dormito pochissimo, Arianna non c'è, è il momento giusto per svignarsela senza lasciare nessuna traccia, non passo neanche dal bagno, mi vesto e scendo le scale, il palazzo è abbastanza vecchio e le scale sono strette; inciampo nel secchio della donna delle pulizie che mi urla qualcosa in rumeno. Arrivo al pianoterra rotolando, mi alzo guardingo e mi accerto di non essere pedinato. Faccio duecento metri e incontro una ragazza poggiata di schiena al muro, si tiene in piedi con una gamba, l'altra è piegata e poggia il piede sulla cassetta della posta, fuma una sigaretta nervosamente sotto il cartello “vietato fumare”.
Mi sta controllando. E' magra e riccia, e talmente riccia che è diventata magra, vive ad Ariccia e mangia solo carne magra, ha un principio di pellagra ma adora la salsiccia come quella della sagra, una freccia; appena passo mi si accoda e ne vedo l'ombra nera sopra i miei piedi. Scappo e la semino, due giorni dopo ho raccolto delle buone zucche nel portone a pianoterra.
Tiro il tiro, apro il tiro o meglio, apro la porta che sembra la fortificazione del castello di CarloV senza ponte levatoio e mi trovo immerso nella strada.
Vuoto. M'incammino per trovare qualcosa di aperto. Arrivo fino al Largo dei Monti e il bar Camillo sta appena alzando le serrande, credo per olearne gli ingranaggi: mi ci piazzo davanti. Entro, sono il primo.

-Buonasera.

-Buongiorno

-Un gin tonic

-Eh?

-un gintonic

-a quest'ora di mattina?

-perchè che ore sono?

-le 5:00.

-noo, ma davvero?

-heheheh

-che cazzo ti ridi Camillo...fammi sto gintonic.

-siamo nervose?

-siamo nervose e incazzate e se non ti sbrighi piscio sui cornetti.

Il colloquio è durato molto e durante la nostra conversazione ho pisciato nell'acquario del bar Camillo. Tutti i pesci meno uno sono morti. Camillo o chi per lui è uscito fuori dal bancone con una spranga chiodata per spaventarmi ma dalla paura ho vomitato sulle pizzette. Hanno chiamato la polizia. La polizia sta arrivando.
La polizia è arrivata, mi prende di peso e mi fa uscire dal bar. Io non ho ancora bevuto il mio gin tonic e mentre bestemmio le mie generalità al poliziotto mi sento chiamare. E' il padre di Gin, sono a posto, tra un po finirà tutto questo casino.

-Tommaso?!

-ciao sbirulì

-tu sei l'amico di mio figlio Gin?

-eheh si.

-lui ha dieci anni meno di te.

-e tu ne hai 40 più di me...quindi?

-ti dobbiamo portare in caserma!

-eh??

no! lo sbirro no! poi, che brutta scena quella nel bar Camillo! non mi piace, ricomincio e saluto Camillo che è un caro amico di Edoardo.

Mi sveglio ma non riesco a muovermi, sono paralizzato dalla testa ai piedi, sul comodino c'è un bicchierone di gintonic. Urlo, ma nessuno mi ascolta, continuo a sgolarmi e da una piccola porta sopra il termosifone esce Arianna. Mi osserva sorridente e mi accarezza i capelli. Gli chiedo di portarmi alle labbra il bicchierone di gin tonic ma lei sorridendo mi risponde che non è possibile. Non avrebbe esaudito nessun mio desiderio perchè sono scappato senza dirle nulla.
Domando se è sotto acido ma la risposta è così lucida che mi spaventa. Gli chiedo gentilmente di uscire fuori dalle palle e sorridendo se ne ritorna da dove era venuta.
Urlo, urlo e continuo ad urlare. La gola mi fa male quando ad un tratto entra una ragazza stupenda, sella trentina, vestita di grigio e rosa, le mani calde mi si poggiano sulla bocca e sorridendomi solleva le mie labbra cominciando a osservare la mia dentatura. Mi dice che dovrei fare una visita perchè i miei canini si sono allungati un po troppo. Mi rendo conto che colei che ho davanti è la segretaria del Dottor Caroso e gli chiedo con infinita gentilezza se per un attimo lasciasse stare i miei canini e mi aituasse a bere quel fantastico bicchierone di gin tonic che si adagia in tutta la sua freschezza sul comodino. Mi guarda, prende il telefonino e se ne va chiacchierando su come curare i geranei bianchi. Io sono ancora disteso, immobilizzato e assetato. Ho perso la voce, non riesco più a parlare, non riesco a fare nulla e cerco di riposarmi non senza difficoltà respiratorie.
Un raggio di sole dalla finestra lercia mi sveglia e davanti ho Gin e Tonyc che mi osservano piangendo e ripetendomi che loro hanno dieci anni meno di me.

Dieci? non mi piace, ma non ricomincio. mi è passata la voglia di bere, rimango a casa a fare le forme con gli stuzzicadenti ed esercito la mente a controllare le erezioni.
Peccato per Arianna e per il gintonic.



October, 2006

Flow

L'unico bar rimasto tale dopo l'avvento dei distributori automatici di etanolo tetraidrato sta tra San Vitale e Strada Maggiore. Le insegne allo xeno dei parchi virtuali illuminano la vecchia costruzione di mattoni della panetteria: ora è una centrale-deposito-cavi. I sassofoni sintetizzati dalle colonnine galleggianti di aria compressa e filtrata sono insopportabili, non prendo una boccata d'ossigeno da almeno quaranta fottutissimi anni.
Sono appena arrivato da Xi'an, il mio lap ha segnato un nuovo record d'arrivo: 10 minuti, si può fare di meglio. Entro nel bar dove tutto è rimasto come un tempo eccetto per il clone moncherino che serve ai tavoli e una bella donna con un vistoso microchip installato sulla tempia destra; rivolgo il mio sguardo verso una pila di cubetti di etanolo criogenizzato ma noto con enorme piacere che vendono ancora dell'assenzio nero. Ne prendo uno, nero, riscaldato, con una spruzzata di etanolo, cazzo finalmente riesco a bere qualcosa da un bicchiere e non attraverso il mio lap. Esco con la tazza in mano e mi appoggio su un supporto di gommapiuma. Galleggio. Il mio alluce sussulta involontariamente, e il piccolo led sul braccio s'illumina ad intermittenza
Cazzo
Il falsocontatto.
I circuiti della mia gamba destra sono collegati ad un sistema nervoso alternativo che mi fu impiantato vent'anni fa dopo un incidente nella rete: mi sono fritto la gamba facendo jogging con un vecchio amico. Ora questi circuiti si nutrono immagazzinando segnali elettrici da un centro emotivo originale: un'emozione di qualsiasi tipo provoca un impulso che viene trasformato in elettricità-a-scambio da un sistema di circuiti che alimentano la trazione motoria della sola gamba destra: con una lacrima potrei arrivare fino a Calcutta senza usare la connessione. Evidentemente un errore nell'installazione provoca un falsocontatto e il led s'illumina, e più piango e più lampeggia. Ormai mi accorgo di stare piangendo o sorridendo solo grazie a questo fottutissimo led e al riflesso dell'alluce.
Bevo con foga l'ultimo sorso d'assenzio e m'incanto davanti un piccolo ologramma che gioca ai piedi di una colonna a kill or die, non sa di essere un ologramma, è troppo piccolo, chissà come la prenderà tra qualche anno.
D'un tratto mi sento premere il cavo spinale da dietro, mi volto e sento il rovente laser che mi passa sulle guance, e dietro un velocissimo lap spunta Aikon.
Aikon non è mai uscito dalla città, ha scelto d'invecchiare, ha centoquindici anni ma gliene daresti almeno trecentosessanta, ha scelto di non impiantarsi nessun tipo di circuito, di non partecipare alla guerra nella rete, è un flowout e non ha intenzione di continuare a vivere in questa sessione di realtà. Gli propongo il mio eden tra Giza e Vancouver ma rifiuta e comincia a raccontarmi della sua Donna. Gli chiedo se fosse la stessa di sessant'anni fa; non ho ricevuto risposta quindi è un si. Sta ancora pensando a lei, non ha nessun collegamento in testa, sorride senza led luminosi che gli spuntano dalle tempie e non si è mai fritto qualcosa entrando nella rete: lo invidio, si, lo invidio a morte.
Mi chiede se piscio ancora solo se guardo un materiale che riflette la luce, gli rispondo che oramai non piscio perchè recupero l'ammoniaca e la sintetizzo per far partire il mio lap e aumento la sicurezza dell'entrata in flow. Piange, mi abbraccia e mi dice che è rimasto solo, è invecchiato senza la sua Donna e i suoi amici sono tutti fritti sotto dei fottutissimi caschi. Ci credo. Lo abbraccio e il mio led impazzisce.
Il tempo è scaduto, devo ritornare a Xi'an, ho un innesto da impiantare e l'alluce non si ferma più.
September, 2006

La pioggia è la virtù dei forti

Sembra incerare la strada e dalla finestra sento le piccolissime gocce poggiarsi sui rami del grosso albero. Fitta e fragorosa leva spume attorno alle pozzanghere di terra e salvia.

Mi rivedo a testa bassa: calmo mi aggiro per la città porticata.

Non capisco come la gente possa andare in tilt con due gocce di pioggia. Le strade sono impraticabili, le macchine si contorcono negli spazi sbuffando fumo e lapilli, le moto si capovolgono nel mare di ferraglia colorata e le bici sono pallottole di carta sparate a tutta forza da una bic senza cartuccia. La strada ribolle in mareggiata e i suoi bagnanti sembrano divertirsi.
All'incrocio con Via Ingorgo mi fermo...e vomito.

Mi rivedo a testa bassa.

La pioggia leva il sangue della battaglia, sento le gocce poggiarsi sui corpi.

Chi ha orecchie per intendere...se le tappi!

Ultimamente mi diverto a togliere le "orecchiette" ai libri. Sapete, quelle fantastiche pieghe più o meno grandi agli angoli della pagina, quelle che non sentono ma tengono sempre il segno dove più ci aggrada. Uno spettacolo!
Leggevo per l'ennesima volta un fantastico libro di Burroughs W.S. e mi sono imbattuto in una enorme quantita di orecchiette ancora piegate. La loro ragione d'esistere non mi interessava più ma è stupendo quando rivedi un libro pieno di orecchiette perchè ti accorgi che quello che ti ha appassionato, ora non tira più i peli come prima e allora aspiri quella simpatica differenza d'opinione che si genera tra te e te (o me e me) quando si riprende in mano un libro dopo un paio d'anni. Qualcuno potrebbe dire che non tutti i romanzi si prestano a questo tipo di operazione, anzi, la maggior parte rileggendoli è come se avessero ibernato i pareri del mondo, come se non avessero niente più da dire. Sembra! In realtà cambia semplicemente la pagina dove spiegazzare una nuova orecchietta.
Insomma, rileggevo con tanto di risate questo libricino fino a quando mi sono imbattuto in una orecchietta molto impertinente: mentre mi apprestavo a stendere interamente il foglio, sento tossire.

-ehhm, hey stronzo, sono da due anni così che aspetto che mi vieni a trovare e adesso mi togli senza una spiegazione?
-bhe, ma io una spiegazione ce l'ho....ma tu com'è che parli?
-non t'interessa, voglio subito ridiventare un'orecchietta importante.
-ma veramente questa pagina non mi entusiasma più come un tempo
-sei un coglione, cambi opinione come cambia il vento!
-hey ma non è...
-si che è vero, e adesso mi fai soffrire così...sei uno sporco rincoglionito senza palle!


Non avevo più il coraggio di andare avanti nella lettura, temevo che un'altra orecchietta potesse rimproverarmi di essere cresciuto ma grazie a quella curiosità che ti coglie come la prima volta di un bimbo difronte allo specchio, mi sono rimesso in cammino e b00000M

"Mi sono sparato in vena il solfato di morfina di mia moglie e pensare che soffriva di un calcolo renale grande quanto il diamante Hope. Così le do mezza compressa di Vagamin e le dico: <Non devi aspettarti un grande sollievo...Chiudi il becco. Voglio godermi le mie medicine>.
Ho rubato una supposta all'oppio dal culo di mia nonna".

Questa orecchietta la lascio...si si, la lascio!
September, 2006

Sottocontrollo

Sotto, su, sotto!
sotto giacca
sottovento
sottosopra
sotto sotto

deodoranti?

sottobanco
sottomesso
sottosviluppato
sottovalutato
sottoporta

saltinbocca?

sette sotto
sotto osservazione
sotto stress
sottostante
sotto esame

so tutto!


that's me now.
 

Tommaso (il)Grande

Occupation
Interests
Do, Re, Sol, Gi, Emme, Ku